EDITORIALE MAGGIO
Nel 2006 bastò una scena — un cappotto lanciato su una scrivania — per ridefinire il concetto di potere, stile… e buongiorno in redazione. Il diavolo veste Prada non era solo un film. Era un manifesto. E soprattutto ci ha insegnato una cosa: che il ceruleo non è mai solo un colore.
Oggi, vent’anni dopo, il diavolo è tornato, e con lui anche una discreta dose di hype e di ottima comunicazione: dalla cover di Vogue US, che vede insieme Anna Wintour e Meryl Streep nei panni dell’iconica Miranda Priestly, eliminando i confini tra realtà e finzione, fino all’annuncio dei cameo più attesi, come quello di Donatella Versace, con l’aggiunta della colonna sonora di Lady Gaga e Doechii.
Torna Runway, e con lei anche le sue protagoniste. Miranda Priestly nel 2006 incarnava un potere verticale, assoluto, quasi intoccabile: tacchi affilati, palette decise, silhouette strutturate. Il potere si vedeva, si sentiva, si temeva. Oggi torna con cappotti ghiaccio, linee più morbide, un’eleganza silenziosa. Meno ostentazione, più controllo. Perché il potere, nel 2026, non ha più bisogno di urlare. È diventato sottile, quasi invisibile, ma ancora più incisivo.
E poi c’è Andy. Andy Sachs. Se nel primo film era l’outsider — quella che “non è interessata alla moda” — oggi è l’esatto opposto: minimalista, essenziale, impeccabile. Andy non rincorre più la moda. La controlla.
E infine Emily. Emily Charlton. Da assistente stressata a protagonista assoluta. Tagli decisi, look costruiti, presenza scenica forte. Meno bisogno di approvazione, più consapevolezza. Se prima voleva farsi notare… oggi è impossibile ignorarla.
Ma il vero cambiamento non è solo nei personaggi. È nel mondo intorno a loro.
Nel 2006 la moda era verticale: le riviste decidevano, le passerelle dettavano legge, il pubblico osservava. Oggi è tutto diverso. La moda è un flusso continuo: nasce, si trasforma, si consuma in tempo reale. Non si sfoglia più, ma si scrolla. Il potere non è sparito, si è solo spostato. È negli algoritmi, nei numeri, nella capacità di restare rilevanti. E anche nel sapersi adattare… senza perdere identità.
Il diavolo veste Prada 2 non è solo un sequel. È uno specchio. Ci mostra quanto è cambiata la moda: più inclusiva, più veloce, più accessibile. Ma ci ricorda anche una cosa fondamentale: lo stile vero non segue il rumore, lo attraversa. E forse è proprio questo il punto: oggi puoi indossare sneakers, blazer oversize, persino rompere tutte le regole…
Ma se c’è una cosa che non cambia mai, è quello sguardo. Quello di Miranda. Capace ancora di fermare il tempo e farci pensare, anche solo per un attimo, che sì… il diavolo veste ancora Prada.
Cristina e Daniela