Dobbiamo correre ragazze e non perdere nessuna occasione. Questo è il tempo delle donne

Gli uomini forse detengono ancora il denaro e il potere ma le donne hanno finalmente preso la parola, scalato le posizioni sociali, urlato i loro diritti e soprattutto scoperto una consapevolezza nuova: quella di poter trasformare con una diversa cultura la vita e le attitudini di tutti. Anche degli uomini. 

I segnali di questa rivoluzione sono tantissimi, primo fra tutti l’aumento di iscrizioni femminili alle università e di laureate che escono con voti più alti della media maschile, e poi la crescita importante delle donne che creano impresa. È come se lentamente un’onda di consapevolezza e di coraggio avesse contaminato non solo l’Italia ma tutto il mondo. Partiamo dal nostro Paese dove è finalmente arrivata la prima premier donna, per di più giovane e decisa. Giorgia Meloni, classe 1977, nel giro di poche settimane ha dimostrato di avere le idee molto chiare e di non di non provare nessun timore reverenziale nei confronti dei cosiddetti grandi della Terra. Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana e sono cristiana, è stato il suo biglietto da visita per farsi eleggere a pieni voti. Con questa premessa la sfida sarà quella di riuscire a rappresentare e difendere i diritti di tutte le donne, anche quelle che non si riconoscono in questa dichiarazione. 

Le sue omologhe in Europa sono tante e di diversi colori politici: a parte la breve meteora di Liz Truss già sparita da Downing Street, c’è una premier donna in Francia, Elisabeth Borne e Nicola Sturgeon in Scozia, in carica dal 2014. E ancora Ana Brnabić dal 2017 è la Prima Ministra della Serbia, Katrin Jakobsdottir quella dell’Islanda. L’Estonia è guidata dal gennaio 2021 da Kaja Kallas, così come la Lituania con Ingrida Simonyte, la Danimarca ha al suo vertice la giovanissima Mette Frederiksen, cosi come in Finlandia Sanna Marin è stata la leader di governo più giovane del mondo, assumendo l’incarico nel 2019 a 34 anni. Potremmo già quasi essere soddisfatte ma non dimentichiamoci che l’Europa stessa in questo momento è guidata nelle sue più alte cariche istituzionali da tre donne: Ursula Von Der Leyen, Christine Lagarde e l’Italiana Roberta Metzola muovono i fili della Commissione Europea, della Banca Centrale e del Parlamento. Da loro, che siedono su poltrone importanti con ruoli decisionali ci aspettiamo saggezza, intraprendenza e coraggio per traghettarci fuori da questa crisi, ma anche per ribadire che “le donne lo fanno meglio” cioè sono in grado di gestire il potere meglio degli uomini. E non hanno più paura. Lo si vede in Iran, dove in un regime autocrazia machista, le ragazze scendono in piazza rischiando la vita per chiedere libertà e diritti, primo fra tutti quello di poter scegliere se indossare l’hijab. Tre ragazze sono state uccise dalla polizia morale della repubblica islamica, Mahsa Amini, che non indossava correttamente il velo, Hadis Najafi per aver diffuso un video in cui mostrava i suoi capelli biondi, e ancora Nika Shakarami. Ma queste brutali aggressioni sono diventate il detonatore di una ribellione globale che altre ragazze combattono per loro in Europa e in Occidente, tagliandosi ciocche di capelli, urlando la loro rabbia verso l’ingiustizia. 

La prossima rivoluzione sarà una rivoluzione di donne, dicono in Iran, e forse questo momento è già arrivato. E cambierà il mondo se le donne riusciranno a rimanere unite, forti e coraggiose. I segnali già ci sono. 

Non ho parlato di Crida in questo editoriale ma è chiaro che ognuno di noi nel lavoro che fa o nella vita che ha scelto può decidere di prendere parte a questo movimento di ribellione. Io e Daniela lo facciamo ogni giorno stando sempre dalla parte delle donne. Le donne che sognano, vivono, amano, si impegnano e lottano per un mondo più equo e più giusto. Le donne brave e determinate che raggiungono obiettivi non grazie alle quote rosa ma al loro talento.

Le donne che sono sempre di corsa. Con i piedi ben piantati per terra e lo sguardo dritto nel futuro. Avanti tutta!

Crida Milano | Editoriale Ottobre

È stata una Fashion Week, quella di Milano, come non si vedeva da tempo. Sfilate molto interessanti, tantissimi eventi pieni di bella energia, una sensazione di ripresa, partecipazione e voglia di tornare ad essere la capitale della moda. Come è giusto che sia.

Anche noi di Crida abbiamo fatto la nostra parte, presentando la nuova collezione primavera estate al 10 Corso Como, uno dei luoghi più glamour e iconici del fashion business. È l’Emilia Romagna la regione che abbiamo voluto raccontare con i modelli che vedrete l’anno prossimo: l’arte della accoglienza, la simpatia, il buon cibo di questa terra si riflettono nella gamma vastissima di colori brillanti degli abiti che sono sempre protagonisti.

Ma c’è anche un’altra storia da raccontare.

Le foto di questa campagna, come sempre affidate a Filippo Tarentini, sono state scattate nel labirinto della Masone, a Fontanellato, vicino a Parma. Perché abbiamo scelto questo luogo? Perché veniamo da due anni difficili e complessi che per diverse ragioni ci hanno profondamente disorientato, travolgendoci prima con la pandemia poi con la guerra e infine con la crisi di governo. Eventi globali, europei o più strettamente italiani che hanno minato le nostre certezze, ci hanno cambiato e costretto in molti casi a cambiare direzione. Lo stesso mondo della moda ha subito uno scossone non indifferente e ha dovuto adeguarsi alle nuove esigenze di sostenibilità e slow fashion. E ha dimostrato di essere in grado di farlo, presentando un prodotto che non è mai stato così perfetto come quest’anno. Ecco perché abbiamo voluto usare il labirinto non in una accezione negativa. Anzi. Ognuno di noi si è perso in un labirinto, ma è anche vero che tutti abbiamo gli strumenti per uscirne, come ha fatto la moda, e tanti altri settori e persone che hanno dovuto, gioco forza, reinventarsi.

Noi di Crida abbiamo vissuto pesantemente questo disagio: abbiamo esordito sul mercato nel febbraio 2020, quando la moda si è fermata. È stato come entrare in un labirinto e non vedere la via di uscita. Eppure questo trauma, questa faticoso esercizio di strategia sul futuro, questa necessità di trovare la luce in fondo al tunnel, ci ha permesso in due anni di mettere a fuoco molto bene la nostra strada, trovando l’uscita dal labirinto e quindi il senso più profondo del progetto che avevamo in mente.

La simbologia del labirinto è quella del viaggio entro e oltre il proprio limite: rappresenta la vita e la morte, il bene e il male, la ricerca dell’infinito, dell’oltre. Da 5000 anni, cioè da quando è nato, il labirinto parla della rischiosa complessità dell’universo ma stimola anche la ricerca di un mondo diverso, ancora da esplorare. Chi lo percorre e faticosamente riesce a trovare l’uscita diventa una persona migliore.

È ciò che vogliamo augurare a tutti, con una collezione che ci rappresenta profondamente e con la quale vogliamo trasmettere a tutti ottimismo, forza, energia e ovviamente la bellezza del Made in Italy. E che visivamente rispecchia nelle forme fluide e nei colori, la ritrovata voglia di vivere.

Di cosa abbiamo voglia a settembre tornando dalle vacanze dell’estate più bollente degli ultimi vent’anni, con la pelle abbronzata e i capelli schiariti dal sole? Di ritrovare l’energia per affrontare una nuova stagione che si preannuncia non proprio semplice, tra le prossime elezioni, le notizie sempre più preoccupanti dei rincari, la guerra infinita in Ucraina e i maledetti contagi delle varianti Covid che continuano a circolare. Abbiamo voglia di aria fresca, di qualche temporale, di un maglioncino sulle spalle che ci dia sicurezza ma soprattutto abbiamo voglia di ripresentarci al lavoro, in famiglia o dagli amici al massimo della forma. Perché allora non iniziare a sbirciare nelle vetrine e sull’on line qualcosa di nuovo che ci faccia sentire belle? 

Il primo consiglio è di guardarsi allo specchio e di piacersi: ogni donna ha la sua bellezza che va analizzata e coltivata con amore e intelligenza. Qualche anno fa scrissi un libro che si intitola “Sei perfetta e non lo sai” per condividere un’idea che mi sta a cuore da sempre: la bellezza ha mille volti, tutti diversi e speciali, e ognuno deve trovarla dentro di sé con spirito critico ma anche con un pizzico di furbizia per valorizzare i punti di forza e nascondere i difetti. Perché ovviamente tutti li abbiamo, i difetti, ma di solito li vediamo noi più degli altri. 

Quando due anni fa io e Daniela abbiamo creato il progetto Crida avevamo in mente un’idea di moda molto inclusiva: realizzare abiti che potessero vestire tutte le donne, di ogni età e taglia, vestiti raffinati eppure incredibilmente comodi, che facciano notare chi li indossa senza essere troppo sexy, attillati e appariscenti. Vestiti nei quali stare bene, sentirsi belle. E dopo quattro collezioni, e dopo aver raccolto tutti i feedback positivi di chi indossa Crida, ci siamo davvero convinte di essere sulla strada giusta, quella dell’eleganza raffinata ma easy che ritrovate nella nuova collezione invernale, già acquistabile on line e prossimamente nei migliori negozi in Italia. 

Quindi il secondo consiglio è quello di rimettersi in moto, c’è tanto da fare e bisogna farlo bene, con impegno e anche con eleganza. 

La Fall-Winter Crida è dedicata alla Lombardia, la regione simbolo del working style, la terra del business e delle industrie, ed è perfetta perché ogni donna possa trovare quel pezzo giusto che le permetta di ritornare al lavoro sentendosi… perfetta. Gli abiti in seta o in lana (vedi il modello Como e il Salò) sono sempre il nostro marchio di fabbrica, i tessuti italiani il nostro plus e i colori brillanti, come il blu elettrico, il rosa o il caramello ci aiutano a risplendere e a ritrovare quella energia che serve per ricominciare la vita di città. Oltre agli abiti però troverete in questa collezione anche pezzi speciali che completano l’outfit come le giacche (che non a caso si chiamano Monza e Brianza) in velluto e lana pied-de-poule da gettare sulle spalle quando arriverà l’agognata frescura, o le nuove camicie in seta a righe bianche-azzurre che saranno un must della prossima stagione.

Il terzo consiglio è più importante: non dimenticatevi mai di ballare (magari indossando un Vanessa dress, cortissimo e dalle ampie maniche a farfalla). Abbiamo tutti vite più o meno impegnative e stressanti ma regaliamoci sempre un momento di divertimento da sole o in compagnia: facciamolo per solidarietà nei confronti di Sanna Marin, la premier finlandese giovane e bella che è stata oggetto di vergognosi attacchi per essersi divertita ad una festa privata, ma facciamolo anche per dimostrare che le donne, che oggi guidano aziende, paesi o anche solo la propria famiglia, non perdono un pizzico di credibilità e bravura se si concedono un ballo sfrenato. Perché a differenza degli uomini, ragazze, noi siamo in grado di fare più cose contemporaneamente. E di farle bene.

Editoriale Giugno | Crida Milano

Questo mese ho voglia di leggerezza. Non so in che modo la pensiate voi ma per me giugno è un mese bellissimo: quello che precede le agognate vacanze e quindi il più carico di attese e aspettative, è il mese in cui tutto può ancora succedere o cambiare. È il mese dei weekend fuori città, dei preparativi, degli acquisti mirati, delle diete faticose ma utili a buttar giù qualche kiletto, delle sedute dall’estetista o in palestra per arrivare perfette alla partenza. Sì, ma dopo aver passato con successo tutte queste fasi, cosa mettere in valigia?

Eccovi alcuni suggerimenti per la perfetta #Cridagirl.

  1. Mai in vacanza senza qualche abito che sia comodo ma che ti faccia anche sentire bella. Il modello Genova di Crida è perfetto con il suo tessuto in canvas di cotone, le bretelle incrociate e l’abbottonatura sui fianchi a rendere ogni donna attraente ma anche disinvolta, sia con il tacco che con i sandali estivi piatti.
  2. La tendenza forte di questa stagione è il colore e gli accostamenti più arditi di tonalità forti. Non abbiate paura di abbinare il rosa con il rosso, l’azzurro con l’arancio, il giallo con il marrone, come nel nostro Taormina in seta jacquard a piccoli pois marroni. Ideale per una vacanza nelle città d’arte ma anche per una cena romantica.
  3. Amate la natura, la campagna e le vacanze nei luoghi immersi nel verde? Non potete fare a meno di un Camogli, l’abito lungo in plumetis, di cotone leggerissimo, smanicato e ingentilito dal piccolo fiocco in vita: nei colori più trendy, azzurro cielo, verde salvia e giallo zafferano.
  4. Se avete in programma un weekend al mare e volete un outfit che sia stilosissimo ma sorprendente, il Santa Margherita di Crida in seersucker, tessuto di cotone naturale leggerissimo, è il capo che fa per voi. Un delizioso jumpsuit non troppo corto e morbido con l’elastico in vita (ideale per andare in spiaggia) abbinato ad una gonna ampia e svasata da legare in vita per l’aperitivo della sera, lasciando intravedere le gambe. Elegante e seducente al tempo stesso.
  5. Non mancano sicuramente molte occasioni di feste e matrimoni in queste settimane e nella nostra collezione ci sono davvero tante proposte adatte ad ogni gusto e ad ogni fisicità. Il Portovenere in satin colorato è uno dei pezzi forti della stagione, con i volant delle maniche doppiati in colori a contrasto, il taglio sulla schiena e la morbidezza della gonna, lunga fino ai piedi, che veste benissimo anche le fisicità curvy. Azzurro mare, rosso e anche nero (per le più sobrie) sono i colori in cui l’abbiamo proposto.
  6. Per chi come me ama l’abbronzatura, le spalle scoperte e la morbidezza della seta, l’abito di questa estate è l’Amalfi: corpino sottile e scollato profilato da sottili bordi a contrasto, questo modello in colore giallo o caramello esalta la fisicità e stupisce per la ricchezza di tessuto della gonna, in satin. Difficile passare inosservate…
  7. Mi piace pensare che qualcuna nei prossimi mesi abbia in programma un giorno super importante della sua vita, molto più di una vacanza… il matrimonio! In questo caso consiglio il modello Caserta, spalle coperte, maniche ricche e un raffinato tessuto di seta e cotone. Come si evince dal nome della meravigliosa reggia, questo abito è adatto a moderne principesse che vogliono pronunciare il fatidico sì senza pizzi e falpalà, ma con l’eleganza raffinata di un abito senza tempo. Come deve essere una perfetta Crida girl!

Buona estate a tutte.

Editoriale Maggio | Crida Milano

La prima parola che mi viene in mente è grazie. Abbiamo appena concluso il pop-up di Crida in Rinascente a Roma ed è stata un’emozione grandissima.

Io e Daniela eravamo già state due volte a Milano con un simile progetto: uno stand Crida di qualche settimana per presentare la collezione e raccontare la filosofia del nostro brand, i valori in cui crediamo e ovviamente lo stile dei nostri abiti. La prima volta nel 2020 durante il lockdown che inevitabilmente aveva ridimensionato l’affluenza di clienti di questo incredibile store, ma non il nostro entusiasmo e tantomeno i risultati ottenuti con le vendite. La seconda tra febbraio e marzo di quest’anno ha riconfermato l’interesse verso il nostro prodotto: l’abito elegante perché italiano e fatto bene, raffinato per eventi e cerimonie ma da portare con disinvoltura anche durante il giorno come facciamo noi. I numeri a Milano ci hanno ancora dato ragione: i sorrisi delle donne che sostenevano che quegli abiti stupendi stavano bene solo a fisici alti e magri, e uscivano felici di aver trovato un outfit che valorizza la loro fisicità, sono stati il regalo più bello che potevamo ricevere. E ci hanno incoraggiato. Ma Roma è stato davvero un trionfo al di là delle nostre previsioni.

La realtà più bella siete state voi, amiche di Crida, che ci seguite sui social e fate parte di questa meravigliosa community di donne curiose e consapevoli. Voi che siete attente non solo alla moda ma anche alla sostenibilità e al Made in Italy: siete arrivate da tutta Italia nella capitale per conoscerci, parlare con noi, fare le foto insieme e ovviamente provare i vestiti. Dal Veneto alla Sicilia, dall’Abruzzo e alla Campania. Ognuna con la sua storia, il suo accento, la sua bellezza, il suo stile, con la voglia di vedere, toccare e indossare i modelli seguiti sui social. I nostri abiti devono essere visti da vicino: molte di voi già erano nostre clienti e conoscevano la collezione quasi meglio di noi! Altre, non abituate all’acquisto online, volevano giustamente verificare la taglia e hanno scoperto che davvero Crida riesce a vestire tutte le donne e renderle eleganti e raffinate, ma in modo facile. La gran parte di voi cercava un abito per una occasione speciale, un matrimonio, la laurea della figlia, battesimi, cresime o feste dei diciott’anni, e tutte hanno capito che la nostra scommessa non è quella di vendere un capo da mettere una volta e basta. L’eleganza Crida non è fatta di abiti eccessivi o troppo riconoscibili, difficili da portare se non per le poche ore di un evento. L’obiettivo è trovare per la mamma della sposa o per la giovane damigella un outfit che potranno utilizzare molte altre volte, cambiando accessori e rendendolo più giornaliero. Un abito che non stancherà mai e che rimarrà nell’armadio per essere usato e rinnovato tante altre volte.

Non abbiamo però soltanto parlato di moda, ma anche di determinazione e coraggio. E ci siamo quasi commosse di fronte alla vostra dimostrazione di affetto e di stima per me e Daniela, due amiche con una grande sogno in comune, che attraverso la loro passione sono riuscite a trasmettere un messaggio di positività, di sorellanza, di forza delle donne. Questa è stata la soddisfazione più gratificante: potere essere di ispirazione per quello che facciamo, per come lo facciamo, rimboccandoci le mani, continuando ad imparare e facendo crescere questo brand come fosse il nostro ultimo figlio piccolo. Non è stato facile arrivare a questo punto. E non lo sarà ancora per tanto tempo, ma l’iniezione di fiducia che ci avete trasmesso ci aiuta tantissimo a lavorare per raggiungere il nostro obiettivo che è quello di far diventare Crida un brand aspirazionale per donne consapevoli dei loro acquisti, donne che non inseguono la moda o le tendenze, donne che sanno quello che vogliono e scelgono un abito adeguandolo al loro stile.

Grazie ancora per l’ondata di affetto e di positività che ci avete mandato, che ci ripaga di tutta la fatica e ci fa capire di essere sulla strada giusta.

Vi promettiamo grandi sorprese in questi mesi di maggio e di giugno. Visto che non stiamo mai ferme… abbiamo preparato due capsule speciali solo per voi che ci seguite, da acquistare online. Un abito fucsia, il Camogli orchidea, per celebrare la festa della mamma e per aiutare le donne ucraine donando una parte del ricavato a Cesvi che a Kiev sta facendo un gran lavoro. E, a giugno, un abito da mare fresco e selvaggio, per accompagnare le vostre vacanze.

La qualità è sempre Crida e il mood deve essere: regaliamoci un’emozione.

Editoriale Aprile 2022 | Crida Milano

Chi è la donna Crida? A due anni di distanza dal debutto del nostro progetto sul mercato credo sia interessante interrogarci sul target del nostro prodotto, facendo un bilancio della strada percorsa finora e cercando ancora meglio di chiarire l’obiettivo che ci eravamo prefissate.

L’idea di Crida fin dall’inizio è stata quella di concentrarci su una tipologia di prodotto, l’abito, che rappresenti uno stile di eleganza raffinato e senza tempo. Non classico, non “da cerimonia” in senso stretto, ma disinvolto e fruibile da un pubblico di donne attente a quello che comprano, che amino i tessuti belli e la fattura impeccabile. Donne che non devono essere di moda perché indossano il modello di tendenza con le piume, ma capaci di creare il proprio stile con gusto e consapevolezza.

All’inizio della nostra avventura le critiche che ci veniamo rivolte riguardavano principalmente il prezzo: troppo alto, accessibile a poche, esagerato per un brand sconosciuto. Oggi, dopo quattro collezioni nelle quali abbiamo comunicato i nostri valori, questi commenti sono pressoché scomparsi e questo ci rende orgogliose di avere raggiunto un primo traguardo: far capire che qualità e Made in Italy rendono un abito speciale e ne giustificano il costo. Ed essere riuscite ad arrivare nei negozi del lusso più importanti d’Italia.

La donna Crida, come ho più volte sottolineato, non si fa notare perché appariscente, sexy o modaiola, ma si fa ricordare per l’eleganza. Le clienti che ci scelgono sono quelle donne (o meglio ragazze perché tali siamo dai 20 ai 90 anni) che hanno la capacità di acquistare un capo come esperienza emozionale e consapevole, e trasformarlo a seconda del proprio stile. Indossare sulla pelle un tessuto di seta naturale, sia esso crêpe de chine o satin, regala un piacere prezioso, che niente ha a che vedere con qualsiasi altro materiale che contiene fibre acriliche e di poliestere, e soprattutto ci spinge ad amare questo capo e a conservarlo con cura nell’armadio. Ci piace immaginare che i nostri abiti abbiano una vita lunga, non vengano abbandonati dopo una stagione.

Oggi il mercato della moda offre di tutto: dai negozi più lussuosi alle catene low cost, dall’online dei singoli brand ai marketplace digitali è davvero possibile esplorare un universo fatto di griffe globali, di piccole realtà artigianali, di marchi di nicchia o altri di super tendenza. La cliente Crida però ha le idee molto chiare: non vuole quello che le altre comprano in massa ma quello che sa valorizzarla al meglio. È giustamente esigente riguardo ai materiali, vuole toccare il tessuto e controllare l’etichetta con la composizione e il luogo di produzione. Vuole bellezza e sostenibilità, che sono le due linee guida di Crida. L’altro dettaglio fondamentale è che la donna Crida, dopo aver comprato una volta un nostro abito, quasi sempre compra ancora perché si è trovata bene.

Noi promettiamo a chi ci apprezza che continueremo su questa strada: la collezione primavera-estate è disponibile nei negozi e sul nostro sito con tutte le possibili varianti degli abiti, in un arcobaleno di colori! Voi prometteteci che continuerete a pensare che lo stile non ha nulla a che vedere con cosa si indossa ma con come ci si sente quando lo si indossa. E con Crida ci si sente bene.

Editoriale Marzo 2022 | Crida Milano

Le sfilate di questa fashion week avrebbero dovuto essere una grande festa e consolidare la ripresa del settore dopo due anni difficili e invece si sono concluse nel silenzio irreale dello show di Armani. “La mia musica è il battito del cuore” dice re Giorgio emozionato, addolorato e scosso come tutti noi di fronte a ciò che ci fa paura e che non conosciamo: una guerra in Europa. Eppure sembrava davvero essere iniziata bene questa settimana, con tanti buyers stranieri, i negozi pieni e persino il sole a benedire la ritrovata normalità a Milano. L’annuncio dell’invasione lanciata da Putin all’Ucraina (lasciatemelo dire, senza alcuna giustificazione) fa precipitare di nuovo tutti nello sgomento e nella paura. E tra i tanti commenti indignati di fronte all’aggressione di un popolo libero, che condivido pienamente e ai quali mi unisco, hanno iniziato a circolare anche riflessioni, assai meno giustificate, sul distopico contrasto tra le bombe lanciate da Mosca e la settimana della moda milanese, considerata la quintessenza della frivolezza estrema, il regno del lusso e della futilità.

La settimana della moda, se ancora qualcuno non l’avesse capito, rappresenta in realtà il lavoro di centinaia di migliaia di addetti al lavoro in un settore che vale 90 miliardi di euro di fatturato ed è a tutti gli effetti la seconda voce del PIL nell’economia italiana. “Fermate le sfilate”, gridato con indignazione sui social è un’affermazione senza senso visto che i soldi della moda che entrano nelle casse dello Stato contribuiscono, ad esempio, a farci avere una sanità gratis. Il problema vero è che una parte di società ancora associa il mondo della moda a qualcosa di inutile e fastidiosamente vistoso, invece che ad un comparto nel quale l’Italia eccelle nel mondo e che quindi è strategico e fondamentale per il nostro Paese. E mi viene il dubbio che la responsabilità di questa visione distorta e riduttiva di quella che è in realtà un’eccellenza assoluta sia anche dovuta al racconto che i media tradizionali fanno della moda stessa, occupandosi delle creazioni dei designer solo quando sono folli ed esagerate o in occasioni di scandali finanziari o relazioni sentimentali dei protagonisti. La moda ha sempre raccontato la società, anticipato tendenze, fotografato il mondo che stiamo vivendo con una forza, una creatività e una potenza che non può essere liquidata come frivolezza. E la scelta di Armani, il più grande di tutti, di far sfilare le modelle nel silenzio assoluto della sala, è un segno fortissimo della sensibilità di questo immenso designer nei confronti della situazione drammatica che stiamo vivendo. È molto facile scrivere insulti sui social a Chiara Ferragni che posta “the best of these days” mostrando immagini super glamour in contemporanea con le strazianti immagini di Kiev, ma associare a quello di una influencer globale il lavoro importante e assai meno visibile di centinaia di aziende che in questi giorni culminava nelle sfilate, è banale oltre che sbagliato. Ora la moda si sposta a Parigi, come è giusto che sia, mentre Putin annuncia l’allerta nucleare. 

Invece di inveire contro i professionisti della moda e scrivere veti insensati proviamo ad usare i social per un obiettivo molto più alto: fermare chi come Putin non ha rispetto per la democrazia e la libertà. Organizziamo marce per la pace, indirizziamo il nostro sdegno verso un dittatore che non rispetta i diritti sacrosanti dell’autonomia nazionale e della democrazia. E ringraziamo un gigante come Armani che di fronte a questi giorni confusi di guerra e fashion week, tra l’ottimismo della ripresa e il baratro di un conflitto che ci tocca da vicino, in mezzo ad una primavera arrivata in anticipo e la minaccia di un inverno che sembra medioevale, ha saputo senza aggiungere inutili parole dare un segno forte di sgomento, di incredulità e di dolore. Il silenzio.

Grazie Giorgio.

Editoriale Febbraio 2022 | Crida Milano

Siete pronti alle novità? Dal Festival di Sanremo a san Valentino al popup di Crida in Rinascente che inizia il 15 febbraio, senza dimenticare la Fashion Week nell’ultima settimana, questo mese si preannuncia decisamente più interessante e vivace di quello che l’ha preceduto (che per me da sempre è il mese più triste e faticoso dell’anno). Quindi via la noia e l’apatia del dopo Natale e dopo capodanno, avanti con buoni propositi perché ci sono molte cose da fare, da vedere e da comprare per inoltrarci in una primavera che tutti speriamo possa essere la definitiva uscita dal tunnel. E non dico altro, per scaramanzia.

Che cosa andrà di moda la prossima estate? Sicuramente gli abiti danzanti e leggeri e nella nuova collezione di Crida, che nel mese di febbraio arriverà in tutti i negozi, ce ne sono moltissimi, non soltanto nella seta che rende ogni nostro capo raffinato e seducente, ma anche in altri materiali, sempre naturali.

Abbiamo scelto i cotoni con piccole fantasie floreali per dare al nostro modello Ibiza un’allure ancora più gitana, abbiamo creato abiti romantici in plumetis nei colori polvere dell’azzurro del giallo e del verde, trasformato i nostri amati pois in micropois, grafici e moderni, e giocato con il canvas tessuto di cotone che da sempre ci piace, per realizzare nuovi vestiti adatti alla città e alla vacanza, nei colori dell’estate.

Si chiama Levante questa collezione nata pensando alla bellezza della Liguria, alle case arroccate sui golfi, al colore del mare, alla musica di De Andrè e di Gino Paoli, al Festival di Sanremo che parla non solo di canzoni, ma di moda di stile e di tendenze. Abbiamo esplorato questa regione bellissima, amato ogni profumo e ogni suggestione che ci ha regalato, mangiando la focaccia di Recco e affacciandoci su un mare ventoso. Io e Daniela ci siamo inerpicate perfino sulle montagne dietro Chiavari e a Lorsica, nell’entroterra affascinante di questa regione lunga e stretta, abbiamo trovato ciò che cercavamo: il damasco tessuto a mano su antichi telai. Una tradizione storica che risale a 500 anni fa quando la famiglia De Martini ha avviato questa attività coltivata dalle nostre repubbliche marinare. Il damasco, inizialmente prodotto in Cina e poi nella capitale siriana che gli ha dato il nome, era il tessuto più ricco e prezioso usato per i paramenti sacri ma anche per gli arredi e gli abiti importanti delle dame. Col passare dei secoli e con i dazi imposti da Genova il damasco realizzato artigianalmente scomparve e iniziò ad essere prodotto in modo industriale. Solo a Lorsica nella casa di Stefania De Martini rimangono i telai costruiti a mano durante la guerra: sono macchine ingegneristiche di incredibile precisione, con 15.000 fili da infilare a mano, e un rumore infernale quando vengono messe in funzione. E lì, dopo aver guardato incantate la bellezza del lavoro manuale, abbiamo scelto il disegno dell’ape napoleonica, simbolo di operosità lavoro e dolcezza, e abbiamo voluto realizzare un abito con quel tessuto unico e speciale, per rendere omaggio a questa meravigliosa tradizione tessile.

Chi ci segue lo sa che noi di Crida amiamo la moda italiana, fatta non soltanto di ricerca e innovazione ma anche del prezioso lavoro degli artigiani che rappresentano il valore più alto del Made in Italy, quello che non può essere dimenticato e che noi cerchiamo di raccontare con i nostri vestiti. Noi siamo pronte quindi ad iniziare una stagione ricca di stimoli e di opportunità. Facciamo il tifo per questa Italia operosa e lavoratrice che è rappresentata al vertice da due figure istituzionali di altissimo livello (e non finiremo mai di ringraziare il presidente Mattarella per aver accettato di guidarci per altri sette anni). È il momento di rialzare la testa, di dimostrare abnegazione, coraggio e fiducia. Di credere davvero che il peggio è passato e di entrare nella nuova stagione anche con un pizzico di ottimismo<./strong>

Editoriale Gennaio 2022 | Crida Milano

Non pensare a cosa l’anno nuovo – questo 2022 che si presenta così pieno di incertezze – può fare per te, ma pensa cosa tu puoi fare per renderlo migliore.

Partiamo da questa verità sacrosanta che John Fitzgerald Kennedy, riferendosi agli Stati Uniti, ci regalò nel discorso del suo insediamento, per affrontare nel modo giusto questo inizio vissuto a metà tra speranza e paura.

Credo che le parole perfette siano consapevolezza e ottimismo.

Consapevolezza: sappiamo tutti che la pandemia ha cambiato le nostre vite negli ultimi due anni e che non è ancora passata, ma abbiamo anche capito (salvo una minoranza di irresponsabili che rifiutano il vaccino) cosa dobbiamo fare per proteggere noi stessi e gli altri. Non è detto che questa ultima variante Omicron, che sta contagiando a tutto spiano soprattutto i giovani, ma senza conseguenze gravi come quelle che l’hanno preceduta, alla fine non ci permetta di raggiungere la fatidica immunità di gregge che potrebbe essere l’atto finale della lotta al Covid che da tempo aspettiamo.

E poi ottimismo, quella disposizione d’animo che ci aiuta a vedere il bicchiere mezzo pieno invece che mezzo vuoto e che, soprattutto, ci permette di affrontare il futuro senza preconcetti negativi. In questo momento non abbiamo bisogno di Cassandre che preannuncino le peggiori sciagure. Abbiamo bisogno di credere in noi stessi, di impegnarci a fare al meglio ciò che siamo abituati a fare, sia nel lavoro che in famiglia, e abbiamo bisogno di non avere paura.

A dire il vero, non volevo scrivere del maledetto Covid anche il primo giorno dell’anno ma, essendo appena rientrata da qualche giorno in Spagna, mi sono resa conto che in Italia non possiamo fare a meno di discuterne. Perché tutti i media, giornali, televisioni, il mondo della politica, i programmi di intrattenimento non fanno altro. In altri Paesi come la Spagna invece, dove la situazione contagi è più o meno identica alla nostra, la gente che pure indossa coscienziosamente la mascherina sul viso, non viene costantemente bombardata da una miriade di informazioni ansiogene. Hanno le notizie, sono informati ma… l’impressione è che riescano anche a vivere pur con tutte le restrizioni necessarie e sacrosante.

Questo è l’augurio che mi sento di fare oggi: proviamo a vivere, a gioire di quello che abbiamo, a imparare inevitabilmente uno stile di vita diverso ma senza considerarlo una condanna, semmai un’”opportunità”. Proviamo a non avere paura degli altri perché l’unica possibilità che abbiamo di sconfiggere il virus è di riuscirci insieme.

Con consapevolezza e ottimismo.

Come diceva il grande Lucio Dalla “l’anno che sta arrivando tra un anno passerà. Io mi sto preparando, è questa la novità”.

E voi?

Editoriale Dicembre 2021 | Crida Milano

Questo, ormai di prassi, è l’editoriale degli auguri. Siamo arrivati a dicembre lottando, ognuno a modo proprio, per ritrovare quella normalità e quella serenità che la fine dell’anno solitamente porta con sé insieme al suo carico di luci, brindisi, acquisti e feste. Ci illudiamo che sia di nuovo così ma sappiamo anche che sono cambiate troppe cose in questi ultimi venti mesi e che non sarà più lo stesso Natale. Sarà un Natale più triste per chi in questo anno difficile, e tuttora sul filo sottile dell’emergenza, ha perso persone care, ha sofferto per il Covid ammalandosi o perdendo il lavoro. E a tutti coloro che hanno vissuto o ancora stanno lottando contro un virus micidiale e mutevole siamo vicine con tutto il nostro cuore. Ma sarà anche un Natale di rivincita per chi ha saputo tenere duro o si è reinventato, non senza difficoltà, creando nuove opportunità di vita e di professione.

L’Italia, che ha dimostrato di saper gestire questa pandemia meglio di tanti altri Paesi, si trova adesso di fronte ad una situazione difficile ma anche entusiasmante grazie alla ripresa economica e alla possibilità preziosa di ricevere dall’Europa quei fondi che potrebbero dare una spinta eccezionale a tutti i settori della nostra economia. Serve però remare tutti insieme nella stessa direzione, essere consapevoli che questa è un’opportunità unica e, soprattutto, è indispensabile capire che non possiamo permetterci un altro lockdown. Il vaccino è la nostra arma più efficace e il super green pass che limita per i non vaccinati l’accesso in luogo pubblici, è uno strumento che non priva della libertà ma che la garantisce alla comunità intera. Noi crediamo che vaccinarsi sia un dovere e una responsabilità sociale: esiste anche la scelta di non vaccinarsi ma non esiste il diritto di mettere in pericolo la vita degli altri. Quindi cerchiamo di prepararci a vivere un Natale in serenità e sicurezza prendendo tutte le necessarie precauzioni.

Noi di Crida, come tante altre realtà del mondo della moda, abbiamo vissuto un anno pieno di lavoro e decisamente in salita. Non è stato facile ma ci abbiamo creduto: nella ripresa dell’Italia e soprattutto nella forza del Made in Italy che rappresenta il cuore del nostro progetto. Abbiamo continuato a collaborare con le manifatture del nostro territorio tenendo alto il livello della confezione dei nostri capi, abbiamo fatto ricerche nel mondo del tessile per trovare le sete e le lane italiane più belle e adatte alla nostra idea di moda, raffinata e senza tempo, e ora siamo orgogliose di annunciarvi che nella prossima stagione saremo presenti in tantissimi negozi in Italia, in tutti i multi brand più importanti e con le firme più esclusive. Per me e Daniela è stata un’emozione grandissima vedere che i grandi buyers italiani ci hanno scelto e hanno creduto in noi e noi ricambieremo questa fiducia con uno sforzo ancora maggiore di creatività e di stile. Dalla prima capsule di dieci abiti con cui ci siamo presentati al mercato in quel difficile febbraio del 2020, Crida si è evoluta e si è ampliata per cercare di vestire con i suoi abiti tutte le donne e per soddisfare le diverse esigenze, mantenendo però fede alla promessa iniziale: solo tessuti naturali senza fibre sintetiche e solo prodotti confezionati a km zero vicino a Bergamo.

La soddisfazione più grande di questo anno che sta per finire è accorgerci che il nostro messaggio di qualità e sostenibilità è passato visto che in tantissimi ci seguite, ci apprezzate e ci comprate. Un grazie di cuore a tutti voi che ci avete permesso di crescere e di affermarci in un momento così complicato. Vi promettiamo di rimanere fedeli a noi stesse e al nostro stile convinte che la moda, pur espandendosi e diventando sempre più globale, debba rimanere sempre Italiana e sempre più green e amica dell’ambiente.

Questo è l’augurio che metteremo sotto l’albero e che rivolgiamo a tutti voi per un periodo di festività che sia luminoso e consapevole.

Buon Natale e buon anno da noi!

Cristina e Daniela