E siamo arrivati al 2026 … come ogni inizio d’anno questo è il momento dei buoni propositi e dei pensieri costruttivi di cui tutti abbiamo bisogno. Visto che , se seguite Crida, siete persone appassionate di moda , mi permetto di condividere con voi alcune riflessioni. In questo nuovo anno credo che si debba ripartire da gesti semplici ma potenti. La moda può essere un linguaggio d’amore: verso noi stessi, verso gli altri, verso il pianeta. Scegliete capi che durano, materiali responsabili, artigianato autentico. Non è solo un acquisto: è una posizione.

E allora, ecco qualche buon proposito fashion–consapevole:

• Acquistare meno, scegliere meglio. • Privilegiare brand trasparenti e made in Italy. • Riparare, riutilizzare, reinventare. • Donare ciò che non usiamo: fa bene a chi riceve e ci alleggerisce. • Pensare all’impatto di ogni gesto, dall’imballaggio al trasporto. • Sostenere chi tutela il lavoro e l’ambiente.

La moda del futuro è un atto di responsabilità quotidiana. Un invito a brillare, sì, ma con coscienza. E il regalo più bello che possiamo farci è sapere che ogni scelta racconta la versione migliore di noi. Noi di Crida vi auguriamo di vivere un meraviglioso 2026 , eleganti e consapevoli

Cristina e Daniela

Ho letto un articolo molto interessante sull’attuale crisi del fashion. Provo a raccontarvelo e a dirvi la mia opinione. Un tempo c’era una netta distinzione nella moda fra ciò che rappresentava il lusso, quello riservato a pochi, e i prodotti invece accessibili a tutti. Il linguaggio era chiaro, identitario e non commerciale. Ora non più. Oggi questo impianto è collassato e la moda stessa si è trasformata in un gran calderone che va in scena su un palcoscenico globale.

Per molto tempo la moda ha funzionato come un codice culturale, un modo per segnare appartenenza e raccontare chi eravamo, oltre che per vendere i prodotti. Gli abiti erano storie indossate, radici, proiezioni di desideri. Ma il lusso aveva una sua discrezione: non ostentava, suggeriva. Pensate all’eleganza assoluta e senza tempo incarnata da donne come Jacqueline Kennedy, Marella Agnelli o più recentemente Franca Sozzani. Oggi quella struttura si è sgretolata e la moda è diventata una grande vetrina che vive di visibilità istantanea. La distinzione ha ceduto il posto all’esibizione, l’identità alla pura comparsa, la creatività alle logiche performative dei social. Dentro il ritmo delle piattaforme la moda non parla più come dovrebbe, ma semplicemente scorre. A me sembra tutto un flusso veloce, replicabile, pensato per essere consumato all’istante.

Perché avviene questo? Le collezioni si moltiplicano sempre più rapidamente (tra pre-collezioni, resort e cruise ogni brand del lusso replica e butta sul mercato un’infinità di nuovi prodotti) e 24 ore dopo ogni sfilata o presentazione gli stessi pezzi vengono replicati nelle vetrine delle catene fast fashion, con altri materiali e altri prezzi, ma con un’immagine non sempre così distinguibile dagli originali. Il valore del lusso in questo modo si svuota: non è più un segno di distinzione ma un dispositivo che uniforma. Perché ciò che conta non è più la qualità singolare di ogni oggetto fatto con cura e savoir faire dalle manifatture, ma la riconoscibilità immediata di quella borsa che tutti fotografano o delle sneakers che tutti condividono. Che poi siano vere o false, a questo punto, conta poco. E qui si crea la crisi, perché l’oggetto iconico che doveva distinguere chi lo indossa non è più esclusivo ma, al contrario, produce omologazione.

Da un punto di vista etico è assolutamente giusto che la moda diventi democratica, che tutti possano condividerla. Io sono fermamente convinta che per essere eleganti non serva indossare abiti di Chanel o di Valentino, ma avere una personalità e uno stile preciso che renda ogni outfit, anche il più economico, adatto al proprio fisico e alla propria estetica. Ma quello che non condivido, e che svilisce il senso del lusso nella moda, è la rincorsa a produrre sempre di più, a muoversi in modo innaturale, distorto. Cosa che di fatto sancisce la perdita del valore intrinseco di un mercato nato per essere esclusivo e speciale.

Noi di Crida sentiamo l’esigenza di rallentare, di sottrarci alla frenesia dell’istantaneità e di tornare a ciò che conta davvero nella moda: la sostanza, i tessuti pregiati e naturali, la ricerca, l’intuizione di qualcosa di speciale. Io sono convinta che la creatività nasca prima che un algoritmo la misuri e che l’idea prenda forma prima che diventi tendenza. Riportare il lusso nella sua dimensione sana e naturale, restituendogli una funzione selettiva e non solo spettacolare credo sia la sfida che oggi il mondo della moda deve affrontare. Solo in questo modo potrà riappropriarsi della sua voce originaria, che parla di identità e di differenze, che racconta i cambiamenti sociali e i bisogni della gente. E il lusso, liberato dall’obbligo di mostrarsi, potrà tornare davvero a distinguersi: non per esclusione ma per eleganza vera.

P.S. Buon Natale, buone feste e… buona moda a tutti.

Amo novembre per varie ragioni: perché festeggio il mio compleanno, perché adoro l’arrivo del freddo per mettermi gli abiti pesanti e perché mi piace moltissimo guardare il colore delle foglie e dei tramonti, la mia palette preferita. Ma da quando è nata Crida c’è un motivo in più: novembre è diventato il mese della creatività e dell’energia, quello in cui nasce, si definisce e sboccia la nuova collezione del prossimo autunno-inverno. Una ragazza giovane che ama la moda mi ha chiesto: “Ma come nascono le vostre idee, e come si trasformano in abiti?” Provo a rispondere… Si inizia guardando, con occhi curiosi, tutto ciò che ci circonda e che ci attrae: dalle sfilate di moda alle persone per strada, dalle foto sulle riviste ai profili social di donne che ci ispirano. Ma può colpirci anche l’accostamento di colore inusuale in un mazzo di fiori o la tessera di un mosaico sulla parete di un palazzo antico.

Tutte queste suggestioni si trasformano in un moodboard che raccogliamo, devo dire, in maniera piuttosto disordinata, ma nel quale riusciamo a orientarci per lo step successivo: la scelta dei tessuti. Quando il tavolo del nostro ufficio è stracolmo di tirelle, che saranno la base del nuovo campionario, Daniela inizia a disegnare. E gli schizzi sui figurini invadono le pareti. Quello è il momento più creativo e affascinante. Immaginare, da un tessuto o da un colore, la forma di un abito, di una gonna o di un capo spalla è ciò che mi piace di più di questo lavoro. Partiamo dai nostri carry over e dai modelli che abbiamo venduto di più per trasformarli secondo la nuova visione. Poi aggiungiamo le novità, che Daniela non smetterebbe mai di disegnare, fino a che non la blocco per evitare di creare un campionario infinito.

Il confronto con le manifatture arriva subito dopo, e l’emozione più grande è sempre andare a provare i prototipi. Ovviamente li proviamo noi, quasi sempre io, perché devono essere indossati non da modelle ma da donne normali. A volte corrispondono a quello che ci immaginavamo, a volte bisogna modificarli e ottimizzarli; alcuni vanno scartati, ma altre idee si aggiungono per strada fino a comporre il quadro di uno stile, di un mood che abbiamo in mente e che è quello che vogliamo proporre per la stagione. Novembre è un mese frenetico e bellissimo, una corsa contro il tempo per riuscire a rispettare i tempi di consegna del campionario, ma certamente un momento elettrizzante, pieno di idee e di novità.

“Discutete mai tu e Daniela?”, mi chiede ancora la giovane amica. Beh sì… Daniela è una creativa vera, riesce a captare le tendenze nell’aria e a trasferirle negli abiti, anche quelle più estreme… Io a volte devo riportarla coi piedi per terra, pensando con una mente più commerciale e concreta. Ma alla fine la forza di Crida sta tutta lì: in questo confronto, un sodalizio di amicizia e di stile che ormai da cinque anni ci vede impegnate in un lavoro in cui crediamo moltissimo, ma che è diventato una vera e propria sfida nei tempi difficili di un mercato sempre più in difficoltà.

Crediamo che le cose belle e fatte bene, realizzate in Italia con il saper fare delle nostre aziende del territorio, siano un valore aggiunto che vale la pena di proteggere e incentivare. Crediamo nelle tante clienti che amano i nostri abiti, li comprano e li ricomprano, confermandoci anche nei momenti più bui che siamo sulla strada giusta.

E così accogliamo questo novembre, freddo e piovoso, con l’ottimismo della passione per la moda. E nel frattempo produciamo la collezione estiva che arriverà nei negozi a febbraio. Non ci fermiamo mai. La moda gioca d’anticipo, è sempre avanti un anno, ma soprattutto è un mondo che ti impedisce di star ferma. Bisogna sempre guardare oltre. E noi lo facciamo con impegno e fiducia.

P.S. Le prossime date dei pop-up di Crida sono a Firenze il 18 novembre e a Lecce il 2/3 dicembre. Stay tuned.

Mentre il mondo della moda si sposta a Parigi, facciamo un bilancio della fashion week milanese, che ci ha anticipato le tendenze della prossima primavera-estate, in una settimana funestata da tempo freddissimo e piovoso. Mix di colori potenti, nostalgia degli anni ’80, sovrapposizioni inaspettate e sartorialità sono i codici che mi hanno maggiormente colpito nelle nuove collezioni, che come sempre riflettono i tempi in cui viviamo, pieni di contraddizioni e anche di paure, in un momento storico difficile che non aiuta certamente il mercato.

Ma forse proprio per questo si sono visti tanti spunti interessanti e innovativi, sia dal punto di vista dei materiali, sempre più naturali, riciclati e sostenibili, ma anche nel mood generale di considerare ogni outfit non più classificabile come abito da giorno o da sera: oggi la cliente finale può mixare con creatività pezzi casual e dettagli super glamour, creando il proprio stile in ogni momento della giornata.

La parola d’ordine è trasformazione, sottolineata anche dagli attesi debutti di nuovi designer alla guida dei brand, che non hanno deluso. Louise Trotter ha celebrato l’artigianato di Bottega Veneta e l’arte dell’intreccio con frange speciali realizzate in fibra di vetro riciclata, mentre Dario Vitale ha ricreato uno stile Versace ben diverso da quello a cui eravamo abituati: niente paillettes, spacchi e glamour da gran sera, ma gilet senza maniche in stile bomber abbinati a gonne luminose, canotte spaccate sui lati, vita alta e cinture disfatte, per una visione molto più rilassata e diversamente sexy.

Demna da Gucci avrebbe potuto stupire con effetti speciali, invece ha preferito saggiamente presentare la nuova Famiglia di Gucci (e tutti i suoi problemi in un cortometraggio super patinato), pescando dagli archivi i pezzi iconici della griffe e riproponendoli tali e quali: loghi, paillettes, mini e pelliccia sintetica riuniti in un mix audace e sicuro. Come dire: partiamo da qui, ma nella prossima ne vedrete delle belle… Mi è piaciuta moltissimo la sfilata di Tod’s, ormai maestro di uno stile raffinato e chic concentrato sulla lavorazione preziosa della pelle. Giubbotto over ma non troppo, mocassini e stivali dal tacco basso, borse comode e poco appariscenti. Inconfondibile firma dell’eleganza italiana sartoriale.

Sartorialità che si è vista tanto in passerella, nei trench con spalle audaci appoggiati su giacche affilate, nei pantaloni morbidi con le pence, nei maglioni gettati sulle spalle per un power dressing elegante ma rilassato.

Ma sono le sovrapposizioni il tema forse più nuovo della prossima stagione: l’idea di una silhouette a strati, ma senza sforzo, è proposta da Loro Piana e Ferragamo in versione super chic con tuniche sopra gonna e pantaloni. Ma è da Marco Rambaldi che arriva la visione più contemporanea e romantica di questa tendenza: la sua spensieratezza ribelle rivoluziona gli strati, rendendo mutande e canotta protagonisti sopra gli altri indumenti, con un mix di crochet fatto di centrini, con cui crea anche gli abiti da sposa.

Mi piace citare anche Francesco Murano e la sua moda sofisticata ed essenziale, dinamica e futurista, in cui gli abiti danzano con i corpi, e Lorenzo Seghezzi, che ha per la prima volta presentato a Milano una collezione dedicata all’energia del mondo queer. Segnatevi questi tre nomi: sono giovani designer che promettono bene, supportati dal Fashion Trust della Camera Nazionale della Moda, di cui io e Daniela facciamo parte.

Si ricomincia da Venezia, la prima passerella importante dopo l’estate, per ammirare (o criticare, è lecito anche questo) gli outfit studiatissimi delle star italiane e internazionali che anticipano le nuove tendenze della moda.

Anche per noi di Crida l’appuntamento in laguna è irrinunciabile, visto che è la prima occasione per farvi vedere i capi della nuova collezione invernale, Wonderland, un omaggio non soltanto all’Italia ma alle meraviglie della nostra terra, al pianeta in cui viviamo e che dobbiamo amare e rispettare.

E se vogliamo riassumere in un’unica parola il trend più forte di questa stagione, è sicuramente quello di un’eleganza consapevole: il che vuol dire costruirsi un guardaroba solido, fatto sia di riferimenti classici e precisi al passato, sia di novità e abbinamenti inaspettati. Ma soprattutto significa acquistare capi sostenibili, fatti bene, da interpretare ognuno col proprio stile.

I richiami al passato si vedono nelle giacche impeccabili dall’allure essenziale borghese che Crida quest’anno ha proposto nei colori bordeaux, grigio e ovviamente nero. Sono quei pezzi must-have che completano ogni outfit, dal casual all’elegante, e che non possono mancare nell’armadio.

Sì al tailleur rigoroso in lana grigia, da accessoriare con camicie colorate di seta impalpabile, ma anche al completo più disinvolto in stampa check, tornata di grandissima tendenza. Una sobrietà che troviamo anche negli accessori: meno tacchi a spillo e più mocassini e Oxford shoes, le stringate più classiche che danno grinta e raccontano una femminilità più strutturata e decisa.

Il richiamo agli anni ’90 si fa sentire soprattutto negli abiti, che anche noi di Crida abbiamo proposto con linee più asciutte e sciancrate: dal fresco di lana, alla viscosa in check finestrato, fino agli abiti di chiffon stampati con piccoli pois a contrasto (che non potevano mancare!). I vestiti Crida sono sempre la scelta più funzionale: adatti ad ogni momento della giornata, perfetti da indossare con una giacca o un coat maschile, con gli stivali o con gli zoccoli (altro accessorio in grande ascesa).

Sì, perché accanto a questa sobrietà convivono ancora le suggestioni bold degli anni ’80, anche se ripulite e rese più essenziali e contemporanee: no agli eccessi di forme e materiali, ma sì alle linee sinuose da sirena che accarezzano il corpo, come negli abiti lunghi da sera Crida che vedrete sul red carpet di Venezia.

Se da una parte c’è voglia e bisogno di rigore, dall’altra la moda è ancora e sempre un sogno: ecco perché la tendenza boho non solo resiste, ma si reinventa in questa stagione e diventa più ricca e più chic. Trasparenze, chiffon e soprattutto pizzo sono da maneggiare con cura, ma rappresentano certamente un trend dell’inverno. La gonna lunga alle caviglie in pizzo avorio di Crida, con la piccola camicia coordinata, va portata con nonchalance anche di giorno, con scarpe basse, borsa grande e una giacca sulle spalle. Un look che svela e non svela, che mescola sapientemente pezzi nuovi e vintage per definire la “messy girl”: disordinata, volutamente imperfetta ma molto affascinante.

La bellezza, ricordatevelo sempre, è nella personalità e non nella perfezione: questa, a parer mio, è la tendenza più importante da seguire questo autunno-inverno, come reazione alla moda globale del fast fashion, al total look scontato, agli eccessi di loghi e, soprattutto, alla perfezione digitale e al diktat dei filtri e dell’apparenza.

Ognuno trovi la sua strada senza lasciarsi soggiogare dalle tendenze e senza uniformarsi agli altri. Il bello della moda di oggi è che può essere tutto e il contrario di tutto: portatrice di nuove estetiche che richiamano al passato ma guardano anche al futuro, che invitano ad essere audaci ma anche a riflettere sul bello della classicità. Il mio consiglio è di osservarvi bene allo specchio e di capire cosa volete valorizzare del vostro aspetto: e poi osate, senza copiare gli altri ma costruendovi uno stile che vi farà sentire sempre uniche e speciali.