Cristina Parodi lancia Crida, marchio sussurrato di capi d’abbigliamento comodi e chic. | Rassegna Stampa | Crida Milano

Con Daniela Palazzi, l’amica di sempre, la giornalista tv realizza un sogno nel momento più difficile dal dopoguerra. “Tante donne come noi desiderano abiti eleganti, italiani e di qualità che possano restare nell’armadio per più stagioni”. La ‘capsule collection’ a km zero, “atto d’amore per il nostro Paese”, è nata a Bergamo, la città più martoriata dal coronavirus: “Abbiamo respirato il dolore nel silenzio intorno a noi”

Sorellanza di stile. Cristina Parodi e Daniela Palazzi si sono lanciate nel mondo dell’abbigliamento. Da questa settimana in boutique e on-line, debutta la prima capsule collection di Crida, il nuovo marchio nato dall’incontro della giornalista e volto tv con l’amante di arte e design. Entrambe mamme (in due hanno sette figli), condividono un’amicizia lunga vent’anni e la stessa idea della moda: sussurrata più che gridata, sostenibile, facile da indossare, di qualità e completamente Made in Italy. Il sogno delle due amiche è diventato realtà nel momento più difficile dal dopoguerra.

Come è nata l’idea, ce lo spiega al telefono Cristina Parodi: “Ci abbiamo pensato tanto, erano anni che ci facevamo confezionare vestiti in seta o in cotone immaginati da noi. Poi non avendo più un programma quotidiano in tv e con molto più tempo libero a disposizione, ci siamo dette: “ora o mai più” e ci siamo buttate con dieci abiti, una giacca e un trench. Chi avrebbe potuto immaginare che di lì a poco sarebbe successa una tale sciagura? All’ultima Fashion week milanese avevamo presentato la nostra capsule collection con tanti riscontri positivi, e tanti ordini soprattutto dall’estero. Eravamo contentissime. Poi quando eravamo pronte a fare il botto, non solo si è fermato tutto ma abbiamo avuto anche tante disdette, ci siamo dovute ridimensionare. La nostra collezione è online ma prima i nostri capi devono arrivare nei negozi, devono essere visti, toccati, indossati”.

Come state ripartendo?
“Dopo questo periodo di stop totale ci siamo rimesse in marcia. I bergamaschi sono gente tosta, che non lascia mai le cose a metà e le porta fino in fondo. Gli ordini che non sono stati cancellati li abbiamo spediti. Siamo tornate in manifattura e ora comunichiamo il nostro progetto che, pur essendo partito prima della pandemia, è in linea con un nuovo sentire che ha raccontato bene Giorgio Armani quando si è espresso in favore di una moda più umana che non rincorra continuamente i trend di stagione con costi esagerati. Quella dell’eleganza senza tempo è anche una nostra idea fissa. Forse, dopo questa battuta d’arresto, si comincerà a pensare in termini di contenuti ed emozione. Penso e spero che quando le donne torneranno nei negozi avranno voglia di trovare qualcosa che non sia solo lo sfizio di stagione da mettere solo un paio di volte: non è più il momento dell’usa e getta, anche da un punto di vista economico, A noi era sembrato fin dall’inizio della nostra avventura che ci fossero delle donne come noi in cerca di qualcosa di diverso, di italiano, con tessuti super naturali e sostenibili per l’ambiente, di abiti femminili e comodi al tempo stesso, italiani e adatti per situazioni formali ed eleganti, buoni sia per il mattino che la sera che rimangano nell’armadio per più di una stagione”.

Ben prima della pandemia, avete concepito la vostra collezione come un omaggio all’Italia e all’italianità…
“Fin dall’inizio il nostro è stato un messaggio d’amore per il nostro paese, il Made in Italy e le sue filiere. Ora più che mai sosteniamolo, compriamo vestiti italiani e tutto ciò che viene creato qui. Restiamo in Italia anche perr le vacanze. I nostri capi si ispirano alle nostre città che dobbiamo poter tornare presto a visitare. E i modelli della nostra capsule hanno nomi come ‘Firenze, Positano, Taormina, Roma, Venezia”. E colori che suonano così: “luminosa come una mattina sul Lungarno’ o ‘Rosso come un tramonto sul Gianicolo’.

Nella comunicazione avete puntato anche sulla famiglia…
“Al glamour e al patinato abbiamo preferito associare un’immagine calda e famigliare con i valori che ci appartengono, che piacciano a noi e alle nostre figlie”.

Per ricevere un capo ci vogliono circa tre settimane…
“Alcuni capi li abbiamo già, altri li produciamo sul momento, come si fa con gli abiti sartoriali. Siamo una realtà di nicchia con l’ambizione di diventare grande. Vendiamo on-line e in boutique, abbiamo negozi dal Piemonte a Baden Baden in Germania”

Tra i vostri modelli dall’ allure sobria e borghese, c’è solo un abito trasparente e sexy che spariglia. Come mai?
“E’ stato un errore, (ride ndr), il tessuto nero non era pesante come pensavamo, ma alle amiche delle nostre figlie è piaciuto subito”

Le sue figlie, Bendetta e Angelica, l’hanno aiutata?
Non vedevano l’ora di vedere i primi disegni, e quando i primi capi sono arrivati in showroom, Benedetta, che è la più grande, ha scattato le prime foto e compare in tanti immagini per i social. Più delle supermodelle, per quanto belle e professionali, preferiamo mostrare gli abiti indossati dalle mie figlie, da un’amica, e in generale da persone normali perché raccontano qualcosa in più. Ora per esempio c’è l’immagine di mia sorella (Benedetta ndr) che ha messo un nostro abito giallo per il suo primo giorno di lavoro in un nuovo programma. Volevamo comunicare anche un messaggio di ‘girl power’, di soddisfazione. Così come io e Daniela a cinquant’anni ci siamo rimesse in gioco facendo una piccola rivoluzione, così ci piace che le donne – hanno portato più di tutti sulle spalle la fatica e la difficoltà di stare in casa – ci possano raccontare i loro obiettivi raggiunti, dall’essere riuscite a rientrare in un paio di jeans, a essersi ritagliate uno spazio solo per loro o un nuovo lavoro”.

Ha imparato in famiglia a lavorare con le donne?
“Ho dei legami forti con le mie sorelle, le amiche, mia cognata. Non sono mai stata in competizione con l’universo femminile, invece di invidiare, ammiro le donne in gamba. Ma questo sentimento purtroppo non è così diffuso. La sorellanza e l’aiuto recirpoco sarebbero utile da portare avanti ma c’è ancora un po’ di strada da fare perché ci riconoscano pari diritti. Lo vedo nei social, ci sono cattiverie terrificanti che mi feriscono. A fronte di tante belle testimonianze ricevute, ce ne sono state altre di segno opposto. E’ come se il successo invece di inorgoglire desse fastidio”

È vero che la vedremo presto su TV8?
“Ci ho pensato a lungo ma poi ho deciso di rinunciare. A Crida pensavo da anni, ora ho voglia di concentrarmi solo su questo progetto, poi si vedrà”.

Vivete nella città più colpita dalla pandemia, le immagini della macabra sfilata delle casse mortuarie nei mezzi militari resterà per tutti un ricordo indelebile. Suo marito, Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, è stato ed è in prima linea. Come l’ha cambiata la pandemia?
“Da vent’anni sono l’ambasciatrice del Cesvi, ma questa volta sono stata coinvolta anche per raccogliere fondi, una cosa che non avevo mai fatto. Poi ho scoperto quanto mi piace accudire la mia famiglia. Ho sempre lavorato in altre città, facendo avanti e indietro. Da due mesi sono a casa con i miei ragazzi e pranziamo e ceniamo tutti insieme, è un’esperienza molto bella. Ognuno collabora: mio figlio Alessandro ha fatto la spesa  per gli anziani, e quindi è diventato l’addetto anche dei nostri acquisti, le ragazze mi hanno dato una mano e tutti tengono a posto la loro stanza. All’inizio avevamo paura: Giorgio non ha mai pensato che si sarebbe potuto ammalare però si è sempre protetto. Quando rientrava lo assalivamo: ‘lava le mani’, ‘togli la mascherina’…Per fortuna stiamo tutti bene”

Il lutto vi ha toccato direttamente?
“A Bergamo chiunque io conosca ha perso qualcuno o aveva uno o più malati in famiglia. Solo adesso sono venute fuori le cifre reali della pandemia ma noi lo sentivamo. Il dolore si respirava nel silenzio tutt’intorno. Da noi quei momenti di allegra condivisione come i canti dalle finestre o gli aperitivi via social non ci sono mai stati. Ora, poco per volta, la città si sta risvegliando, siamo gente silenziosa che va avanti a testa bassa ma c’è bisogno di fondi per sostenere il nostro territorio fitto di imprese anche piccole in difficoltà”.

di Silvia Luperini
Fonte: https://bit.ly/3eOck1h

Cristina Parodi racconta Crida, la sua collezione capsule | Rassegna Stampa | Crida Milano

Un progetto creato con l’amica Daniela Palazzi seguendo un’idea semplice: tornare a un’eleganza di qualità, slegata dalle stagioni e dalle tendenze, prodotta a chilometro zero. E una campagna basata sui valori del marchio: italianità, sostenibilità, autenticità. Con un’attenzione speciale per Bergamo, città simbolo della rinascita

Crida è l’unione dei nomi di due amiche di Bergamo, Cristina e Daniela, con la passione della moda sin da ragazzine. Crida è il titolo di un’amicizia e un sogno che prende vita con una collezione capsule composta da 10 abiti e due capi spalla. Ogni modello porta con onore il nome di una città italiana a cui è ispirato. Qualità, eleganza senza tempo e solidarietà al femminile sono i valori su cui si fonda il progetto. Ed è a questi principi che Crida, in un momento storico ed economico così difficile, dedica una campagna social rivolta a tutte le donne. Con l’obiettivo di lanciare un segnale di ottimismo per la riapertura dei negozi, ma anche per raccontare la storia di un vestito che fa sentire le donne bene nei propri panni. Una storia a cui è stata dedicata anche una campagna social speciale, che rispecchia il periodo che stiamo vivendo. Le foto sono state scattate in famiglia, durante il lockdown, e ci restituiscono un’atmosfera home made, il calore della famiglia, la gioia degli affetti autentici e delle cose belle.

Crida vuole dare anche un segnale di responsabilità sociale d’impresa devolvendo il 10% delle vendite a CESVI, ONG di Bergamo, per sostenere il progetto di assistenza domiciliare agli anziani della città e della provincia.

Chi è Crida e quali sono i suoi valori?

Cristina Parodi: Crida è la donna che ci immaginiamo io e Daniela. Gira nella nostra testa da un po’ di anni e ha finalmente preso forma questo autunno con una capsule primavera estate di dieci abiti e due capi spalla. Pochi pezzi per un messaggio conciso il cui biglietto da visita è l’abito. L’idea è quella di tornare ad un concetto di eleganza di qualità, slegata dalle stagioni e dalle tendenze estreme del momento. Crida rimane nell’armadio per sempre e funziona bene per tante occasioni. Crida è per le mamme e per le figlie. È un abito pensato per mettere a suo agio chi lo indossa, bello ma semplice al tempo stesso. Un’eleganza discreta che si arricchisce di dettagli. Crida è una donna che si fa notare perché è chic, non perché è vistosa o troppo sexy. I nostri modelli sono classici ma anche contemporanei. Crida è un abito che non stanca mai. 

Daniela Palazzi: Crida nasce da un desiderio di due consumatrici di moda, entrambe fashion addicted. In passato ci è capitato di comprare vestiti prese dall’entusiasmo del momento e di non metterli mai. Oggi cerchiamo abiti in cui ogni donna possa riconoscersi perfettamente e con cui poter essere in ordine dalla mattina alla sera. Il vestito “ti veste” senza essere mai eccessivo, è pratico e veloce da indossare. Non ti fa perdere tempo. Ci siamo un po’ dimenticate di quanto sia piacevole portare gli abiti. Allo stesso tempo, teniamo tantissimo alla qualità, altrimenti questo progetto non avrebbe senso. Puntiamo sui valori di femminilità e personalità.

In che modo Crida rappresenta il Made in Italy e come contate di sostenerlo?

D.P. Non essendo mai stato un progetto concepito a tavolino abbiamo iniziato dalle basi, dalla ricerca, dai tessuti. In Italia abbiamo sarti e manifatture che fanno cose meravigliose. Abbiamo capito quanto è preziosa la nostra filiera con i suoi piccoli mestieri e non è un caso se tanti grandi brand vengono da noi per il prodotto finale. Abbiamo imparato a riconoscere e tracciare la provenienza dei materiali: io per esempio guardo sempre il cartellino, voglio sapere da dove viene un vestito. Quando c’è tanto lavoro da fare ci dividiamo i compiti, ma in generale scegliamo e facciamo tutto insieme. Andiamo nella stessa direzione. Anche quando ci è stato sconsigliato di intraprendere questa avventura, abbiamo comunque deciso di andare fino in fondo, rimanendo molto unite grazie ai principi comuni. Ci crediamo molto, nonostante le difficoltà del settore.

C.P. A me hanno molto colpito le mie figlie (soprattutto la più grande, la più ambientalista) che vogliono comprare i prodotti fatti come si deve. Inconsapevolmente mi hanno dato una grande lezione. Il bello di fare una cosa nuova è che impari molto. Crida è davvero un sogno realizzato a 50 anni suonati. Ma in qualche modo, questa nostra realtà, collocata in questo momento storico così strano, è la forza che potrebbe permetterci di sopravvivere e il nostro modo di sostenere il Made In Italy. Proprio perché crediamo nel prodotto e in un tipo di moda meno fast fashion e più ragionata, più lenta. Qualità, lentezza e cuore. I nostri tessuti sono tutti italiani e tante aziende che abbiamo visitato sono nella Bergamasca. Il progetto nasce praticamente a chilometro zero.

Chi sono le vostre muse?

D.P. Cristina è sicuramente una delle mie muse. Così come altre amiche. Francesca, per esempio, arrivava sempre in Città Alta (Bergamo) vestita benissimo. Adoro che le donne siano sempre belle e in ordine nonostante le tante cose da fare. Franca Sozzani era così.

C.P. Anch’io ho pensato tante volte a Franca, ai suoi abiti meravigliosi, mai riconoscibili. Sempre eleganti. Era di un’eleganza immutabile e l’abito aveva sempre un qualcosa in più, la lunghezza perfetta, la manica fatta bene. Mai aderente.
Io e Daniela ci siamo trovate anche perché abbiamo gusti molto simili. Per esempio ci vestiamo spesso allo stesso modo. Quando è finita la quarantena, è venuta a prendermi ed eravamo vestite uguali!

Da dove nasce l’esigenza di una campagna che punti sui valori?

C.P. Prima di tutto perché in questi mesi è cambiato tutto. L’Italia è in ginocchio e servono concetti meno frivoli e consumistici, meno volatili. Le persone hanno voglia di vivere emozioni vere e la moda deve offrire valori autentici in cui riconoscersi. La nostra nuova comunicazione social corre su questi binari: la moda deve avere tempi umani e va vissuta più lentamente, con tanti contenuti nuovi. Facciamo le cose bene e nel momento in cui servono. Abbiamo bisogno e voglia di messaggi positivi che arrivino da persone vere. Vogliamo che riescano a trasmettere storie di donne coraggiose, che hanno superato i loro limiti, che ce l’hanno fatta con le loro forze.

D.P. La nostra nuova campagna social vuole dare un messaggio di speranza attraverso persone vere, gli amici del brand e tutta la community di Crida. È proprio la nostra filosofia, di non essere modaiole ma riscoprire valori più classici e durevoli. In una parola: solidi.

I vostri ricordi più belli legati a Crida?

D.P. Il ricordo più bello è con l’abito Firenze, un best seller: dopo varie prove, quando sono riuscita a mettere tutto insieme, era proprio il vestito che racchiudeva tutto quello che avevo nel profondo. La mia coperta di Linus.

C.P. Il periodo in cui abbiamo creato questa collezione è stato pieno di entusiasmi e sogni. Andavamo nella nebbia in macchina a cercare laboratori e tessuti, perdendoci spesso, dalla mattina alla sera in macchina. Amiche come da ragazzine. Sempre noi due, abbiamo anche imparato a fare gli scatoloni da mandare ai negozi! La prima volta che siamo andate a fare le prove di sdifettamento dei vari modelli la titolare ci chiese se serviva la modella. E noi abbiamo risposto: Nooo, li proviamo noi! Il primo che ho indossato è stato l’Agrigento, era bellissimo. Ci siamo abbracciate. Giravolta. Guardate e abbracciate di nuovo.

Un modello Crida per ogni città italiana.

C.P L’idea rispondeva alla nostra immagine di vestito all’italiana. Assegnare i nomi ai nostri abiti è stato uno dei momenti più intensi e più divertenti. L’abito Firenze, uno dei nostri best seller, è come se ce l’avesse scritto sopra che doveva chiamarsi così. Ce lo immaginiamo indossato per passeggiare tra le vie della città o per una visita agli Uffizi. Taormina, per camminare sotto il sole del sud. Alla Puglia ne abbiamo dedicati addirittura due. L’abito Roma ci sembrava la colonna di un tempio o di una chiesa della Città Eterna. Ora più che mai dobbiamo sforzarci di aiutare l’Italia e siamo orgogliose che gli stessi vestiti saranno ambasciatori dello stile del nostro paese ricordandoci sempre come siamo bravi nella creatività.
Il nostro è un messaggio d’amore per l’Italia affinché le nostre città possano rialzare la testa. Poi mi piace pensare ai prossimi che faremo, tra cui ovviamente l’abito Bergamo, di cui Daniela ha già pronto lo schizzo.

D.P. Assolutamente sì, Bergamo non la conoscevano in molti a livello internazionale. Dopo gli ultimi mesi le cose sono molto cambiate e adesso è il momento di impegnarci per far percepire la nostra città come simbolo della rinascita

Oltre che sul sito https://cridamilano.it/, Crida si può trovare in vendita da Belle Boutique (Milano), Tiziana Fausti (Bergamo), Vietti (Domodossola), Cenere (Bassano del Grappa), Antora (Baden Baden, Germania)

di Francesca Ragazzi
Fonte: https://bit.ly/2Xt61sM

Cristina Parodi, «La vita ricomincia, ma a Bergamo non possiamo dimenticare ciò che abbiamo passato» | Rassegna Stampa | Crida Milano

Cristina Parodi ha raccontato a Fanpage.it le settimane più buie di Bergamo, la città che l’ha adottata e che più di tutte è stata colpita dall’emergenza Coronavirus, di suo marito Giorgio Gori e di quel lavoro che non si lascia fuori dalla porta di casa. Del suo stop al mondo della tv e di quel sogno della moda da cui adesso vuole ricominciare.

C’è un velo di tristezza e di dolore nella sua voce quando parla di Bergamo, diventata ormai la sua città, e di quel silenzio assordante che per troppe settimane ne ha riempito le strade e le piazze. Cristina Parodi, giornalista, conduttrice, scrittrice e ora impegnata nel mondo della moda con il brand Crida, ha raccontato a Fanpage.it come ha vissuto l’emergenza Coronavirus, quali sono state le sue paure e di come le ha affrontate, tutto insieme al marito Giorgio Gori, sindaco della città italiana più colpita dal virus. «È la prima volta che ho visto la mia città veramente in ginocchio. Sono stati dei mesi molto difficili».

«Lavorare con il Cesvi mi ha aiutato a tenere la mente occupata»

Cristina, da anni impegnati con il Cesvi, ONG che opera in tutto il mondo per la cooperazione e lo sviluppo, si è concentrata in questo periodo su una raccolta fondi per la città, grazie alla quale sono stati messi su 5 milioni di euro, utili all’acquisto di materiali sanitari necessari per fronteggiare l’emergenza. «Ho avuto la mente occupata e impegnata in un lavoro che sentivo di dover fare e di voler fare. Mi ha fatto passare questo periodo in maniera più costruttiva. Adesso per fortuna vediamo tutti un po’ di più la luce. I bergamaschi poi sono persone molto volenterose, operose, produttive, che non si fermano davanti a niente. Come sono stati silenziosi in questi mesi di dolore, così adesso si sono già messi tutti a lavorare, il comune per primo, e ovviamente per tutti la strada è in salita. Però se c’è gente tosta e capace di rialzarsi è proprio quella di questa città, così ho imparato a conoscerli».

Accanto al marito Giorgio Gori «un’esperienza profonda e bellissima»

Tutta la famiglia ha, però, dovuto fare i conti non solo con le paure per la pandemia ma anche con il ruolo pubblico di Giorgio Gori. «Giorgio ha continuato a lavorare sempre, andando in comune, uscendo. Avevamo paura per lui, avevamo paura per noi che invece stavamo a casa. Ma Giorgio è una persona che non si ferma davanti a niente ed è come se si fosse convinto di essere invincibile». Essere il primo cittadino della città più martoriata da questa emergenza non è stato facile, è un lavoro che non si lascia fuori dalla porta di casa. «Stare accanto a Giorgio è sempre un’esperienza profonda e bellissima, perché è un uomo che lavora tanto e si dedica con una abnegazione incredibile a tutto quello che fa, e lo fa con una passione veramente infaticabile. Anche in questo caso ho cercato di stargli vicino e di confortarlo come potevo e di dargli un aiuto concreto con il lavoro che facevo con Cesvi, che convogliava comunque sulla città e sull’amministrazione. È stato faticoso, ma è stato bello vivere insieme a lui anche questo momento, sicuramente il più difficile da affrontare per tutti e in assoluto per un sindaco».

Quelle dolorose immagini dei carri che entreranno nella storia

Resteranno impresse nella memoria e sicuramente anche nei libri di storia le immagini dei 70 mezzi militari che hanno portato fuori da Bergamo i feretri delle vittime del Covid. Lì forse tutti noi abbiamo davvero compreso quanto si possa essere impotenti e assolutamente indifesi di fronte a un virus che ha impedito a molti persino di dare degna sepoltura ai propri cari. «Ho pianto, come tutti. Come tutti  bergamaschi credono abbiano fatto in silenzio nelle loro case, senza manifestare troppo il dolore. A Bergamo la gente è così, si vergogna e ha un po’ pudore del proprio dolore e in un silenzio irreale sono state quelle settimane, le più buie. C’erano solo le campane che suonavano a morto, il suono delle ambulanze. Ma non si sentiva un rumore, non c’era una persona in giro. Ecco qui a Bergamo chi non c’è stato forse non può capire la pesantezza di questo silenzio, di questa immobilita. Non ci sono stati canti per le strade o sui balconi, come tante altre città hanno fatto, ma giustamente, per confortarsi a vicenda, per trovare un po’ di serenità. Qui ogni famiglia di Bergamo, ogni persona che conosco aveva un dolore, una persona che è mancata, un familiare in ospedale, un amico che lottava contro questa malattia. Sono state settimane veramente difficili».

Crida, quel sogno realizzato

Adesso, però, l’Italia sta pian piano ripartendo. La fase 2 ha sancito la riapertura di alcune attività, in attesa che anche il resto possa sbloccarsi. Ed è arrivato il momento per Cristina Parodi di tornare a pensare al neonato marchio Crida, suo e dell’amica bergamasca Daniela Palazzi. «Questo progetto è nato come un sogno che condividevo e condivido con Daniela da tanti anni, una delle donne più naturalmente eleganti che io conosca. L’estate scorsa avevo una stagione più libera dagli impegni televisivi, ci siamo dette che se non lo facevamo subito non lo avremmo fatto più. Ci sembrava giusto che anche a 50 anni due donne potessero realizzare il loro sogno. Ci siamo messe da settembre a lavorare, a fare ricerca di tessuti, di lavoratori, di manifattura e a dicembre avevamo pronta la nostra prima collezione, una piccola capsule. Eravamo molto orgogliose di quanto avevamo fatto, poi ovviamente i primi di marzo, quando dovevamo iniziare il mese più importante anche per gli ordini e per far arrivare gli abiti nei negozi, si è fermato tutto. E come tutto il mondo della moda, noi nuovissime matricole abbiamo subito una battuta d’arresto e adesso abbiamo una strada tutta in salita. Detto questo, siamo bergamasche e quindi non ci fermiamo, anche perché questo sogno lo abbiamo coltivato per un sacco di tempo. Certamente non abbiamo scelto il periodo migliore per iniziare, ma questo non poteva essere previsto».

«La moda deve rallentare»

Abiti pensati per tutte le donne, senza tempo, realizzati con tessuti italiani naturali e sostenibili. Sono queste le caratteristiche del brand Crida e che rispondono all’esigenza, avvertita ora più che mai, di una moda meno consumistica. «La moda, come tutto il nostro Paese, dovrà cambiare. Secondo noi dovrà andare per forza in una direzione di semplicità, come ha detto subito quel genio di Giorgio Armani. La moda deve allentare, deve diventare più umana deve riprendere il ritmo delle stagioni. Sono le idee che noi avevamo in mente quando abbiamo pensato agli abiti Crida. Non sono un prodotto da consumare velocemente, vistoso, da mettere solo due volte perché dopo un po’ ti stufa. La linea è pensata per tutte le donne come noi, che lavorano, fanno mille cose, che hanno bambini piccoli da portare a scuola, o bambini grandi come i miei che sono già in in giro per il mondo – dice ridendo – che lavorano tutto il girono e la sera si trovano a prendere un aperitivo. Sono abiti per donne che amano viaggiare e hanno voglia di spostarsi e di non doversi portare dietro mille cose da abbinare».

«Mi avevano offerto un programma, ho rifiutato»

«Mi avevano offerto un programma, ho rifiutato»
Del resto la moda ha sempre fatto parte del suo percorso professionale, da giornalista al Tg5 se ne è occupata per tanti anni e adesso ha deciso di cambiare ruolo, mettendosi dall’altra parte. «Non sono una donna ossessionata dal lavoro e dall’apparire. Ho fatto questo lavoro per passione. Sono stata in onda quotidianamente per decenni, però non ho mai avuto l’incubo o l’ansia se non lo avessi più fatto. Ora scelgo le cose che mi piacciono e mi posso permettere anche di fare altro, sono una persona curiosa, scrivo libri. Mi avevano offerto un programma su TV8, ma ho rifiutato perché in questo periodo ho voluto dare spazio a questo progetto che mi piace tantissimo, fatto da noi due. E poi ho maturato e sviluppato una collaborazione sempre più stretta con Cesvi, sono diventata la direttrice della loro rivista. Sono due cose di cui mi occupo a tempo pieno e che mi piacciono tanto».

L’amore per il Made in Italy

E proprio al Cesvi sarà devoluto il 10% delle vendite. Il ricavato andrà a offrire supporto a un progetto mirato ad aiutare gli anziani che necessitano di sostegno, di cure, di pasti e di servizi di assistenza sociale a casa. Il marchio vuole anche essere un inno al Made in Italy. «In tempi non sospetti, abbiamo chiamato i nostri abiti ognuno con il nome di una città che ci ha ispirato. Firenze, Taormina, Bari, Roma, Positano. Ci piace l’idea di raccontarli anche attraverso le immagini della nostra bella Italia. Abbiamo bisogno di sostenere il nostro turismo e abbiamo fatto questa scelta perché siamo convinte che la moda italiana sia speciale e unica nel mondo».

fonte: https://bit.ly/2ZiD4T2

Crida: Inno allo Stile Italiano in chiave Effortless Chic | Rassegna Stampa | Crida Milano

Il potere dell’amicizia, la forza di un sogno, una passione tramutata in realtà. In una parola CRIDA, acronimo di Cristina Parodi e Daniela Palazzi, due amiche che condividono da sempre l’amore per la moda. Un progetto orgogliosamente italiano, una dichiarazione d’amore al proprio paese e alle sue eccellenze attraverso storie di tessuti di qualità e squisita manifattura. Il risultato è una linea ispirata all’eleganza delle donne italiane, in cui anche i nomi dei modelli dei capi celebrano l’Italia in un tour da nord a sud con i nomi delle città che rappresentano l’emblema della bellezza del Bel Paese in tutto il mondo, come Milano, Firenze, Capri o Taormina.

L’identità di CRIDA affonda così le radici nell’heritage italiano, ma sono i background differenti delle due fondatrici a dare un twist unico al brand: condividono l’esperienza da mamme e lavoratrici e la loro Bergamo come abitazione; per il resto Cristina è una giornalista globetrotter, mentre Daniela è una stilista e pr amante del design. L’anima relazionale della prima si fonde così con lo spirito creativo della seconda, con esiti decisamente inediti.

Un brand per le donne ideato dalle donne, ispirato da quella piacevole sensazione di sentirsi a proprio agio con un capo d’abbigliamento. CRIDA è la perfetta sintesi di femminilità e comfort, versatilità e garbo. Un’eleganza discreta e una seduzione sussurrata narrate attraverso abiti dalla fattura impeccabile, che accarezzano il corpo accennando le forme ma senza ostentarle. La sfida, infatti, era proprio quella di creare capi dal fit morbido, adatti a vestire fisicità diverse. Non a caso Cristina Parodi è una taglia 42, Daniela Palazzi oscilla dalla 38 alla 40, eppure sono riuscite a confezionare modelli che vanno bene ad entrambe nella stessa taglia.

Le proposte CRIDA per l’esordio nel fashion system si materializzano in una capsule collection Spring Summer 2020 di dieci vestiti e due capi spalla dal côté effortless chic. Abiti dall’ottima vestibilità che si appoggiano sui fianchi senza stringere, caratterizzati dall’assenza di cerniere, da ampie gonne impalpabili lunghe midi o fino a piedi e maniche ampie dai polsi importanti. Capi versatili anche nel contesto d’uso, grazie all’impiego di preziosi tessuti come lo chiffon e la seta: i vestiti CRIDA sono sia perfetti per il daywear, sia declinati per la sera, con pochi ma giusti accessori. Nella collezione c’è anche spazio per pezzi in cotone: è il caso delle gonne a ruota in canvas, degli chemisier in cotone operato o le camicie in popeline a righe.

La palette dei colori è variegata: dai neutri come l’intramontabile panna, alle nuance vibranti delle sete come il verde bosco, l’azzurro Tiffany, il tabacco, il giallo vitaminico e il rosso.

Oltre la moda e il magico mondo di tessuti, CRIDA è un invito a credere nei propri sogni, perché non è mai troppo tardi per realizzarli. Parola di Cristina e Daniela!

Scritto da: Letizia Bellitti
Fonte: https://bit.ly/3dndVu5